Tumori della pelle, minaccia ancora trascurata in chi lavora all’aria aperta

10 Ottobre 2016
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Addetti all’agricoltura, alle costruzioni e pescatori i più a rischio: hanno il doppio delle probabilità di ammalarsi. L’eccesso di raggi ultravioletti danneggia il Dna della pelle

di Vera Martinella

Circa 14 milioni e mezzo di europei lavorano all’aria aperta, ovvero trascorrono almeno il 75 per cento della loro giornata lavorativa sotto il sole. Sono però generalmente poco consapevoli del fatto che, a causa del loro impiego, hanno il doppio delle probabilità di chiunque altro di ammalarsi di un tumore della pelle. L’allarme arriva dal congresso dell’Accademia Europea di Dermatologia e Venereologia (EADV) appena conclusosi a Vienna: «Nonostante i raggi solari siano inseriti fra gli agenti cancerogeni certi nella lista ufficiale dell’Organizzazione mondiale di sanità i lavoratori outdoor sono poco protetti – ha sottolineato John Swen Malte, docente e primario di Dermatologia all’Università di Osnabrueck in Germania, che ha presieduto una sessione del convegno dedicata ai tumori occupazionali -. Servono campagne informative e una legislazione migliore. Sono ancora moltissimi i pazienti che ci chiedono: “perché nessuno me l’ha detto prima? Avrei fatto maggiore attenzione, mi sarei informato e difeso”».

L’eccesso di raggi UV danneggia il Dna della pelle

In pericolo sono soprattutto gli addetti all’agricoltura e alle costruzioni, i pescatori, ma anche gli occupati in un’altra vasta gamma di settori, che vanno dai servizi pubblici (si pensi a chi dirige il traffico) alle attività navali o turistiche. In uno studio pubblicato lo scorso marzo 2016 sulla rivista Dermatology and Venereology, gli esperti dell’EADV avevano già dimostrato che moltissimi europei sono esposti a quella che hanno definito una «minaccia occupazionale negletta», ovvero il pericolo di sviluppare un tumore cutaneo non melanoma, in pratica carcinoma basocellulare (o basalioma) e squamocellulare (o spinalioma). «Si tratta di tumori che sono dovuti soprattutto all’esposizione eccessiva ai raggi solari e alle scottature che, negli anni, provocano danni al Dna che possono evolvere nella formazione di un tumore – commenta Paolo Ascierto, oncologo della Fondazione Pascale Istituto Nazionale Tumori di Napoli -. Non sono neoplasie letali come il melanoma e spesso basta l’asportazione chirurgica per eliminarle, ma lo squamocellulare è un po’ più aggressivo e nei casi più avanzati può metastatizzare. Mentre il basalioma colpisce spesso il viso (come nel caso dell’attore australiano Hugh Jackman, noto per il suo ruolo come Wolverine), tende spesso a ripresentarsi e nei casi più gravi può arrivare a sfigurare i malati».

Spesso basta l’asportazione chirurgica

Ogni anno 102mila persone in Europa muoiono per un tumore legato al tipo di lavoro che fanno: l’elenco delle sostanze cancerogene occupazionali è lungo e lo è ancor di più quello delle figure professionali in pericolo. Tanto che secondo dati presentati in primavera fa a Bruxelles i tumori sono la prima causa di morte sul luogo di lavoro nell’Ue. «Sono ancora troppo pochi i Paesi europei che riconoscono i carcinomi cutanei causati dalle radiazioni solari fra le malattie professionali – ha aggiunto Malte -. È necessario impegnarsi, a livello legislativo, istituzionale e nell’educazione ai lavoratori stessi: prevenzione, diagnosi precoce e screening della pelle in chi è a rischio sono i passi indispensabile per ridurre il rischio di ammalarsi». Proprio perché, fortunatamente, in moltissimi casi questi tumori si curano soltanto con un intervento chirurgico, non di rado ambulatoriale, è difficile avere stime su quanti siano i nuovi casi diagnosticati ogni anno.

Attenzione ai nei che cambiano forma e colore

«Basta andare subito da un dermatologo per risolvere velocemente il problema – conclude spiega Mario Santinami, responsabile della Struttura Melanomi e sarcomi all’Istituto Nazionale Tumori di Milano -: se si notano nei sulla pelle diversi dagli altri, nella forma o nel colore soprattutto, è bene fare una visita che è sufficiente a sciogliere i dubbi. Per evitare di mettersi in pericolo è fondamentale, per tutti e soprattutto per i lavoratori outdoor, esporsi al sole in modo intelligente, come ormai ripetiamo da anni, per godere dei vantaggi dei raggi solari (con effetti positivi sull’umore e la salute delle nostre ossa), senza scottarsi. È importante proteggere adeguatamente la pelle (con creme e abiti) in relazione alla sua sensibilità alla luce solare e ai danni che possono provocare le radiazioni ultraviolette, tenendo conto del fototipo cui si appartiene».

Fonte: Corriere della Sera

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