Cosa sono quei succhiotti circolari nella pelle degli atleti di Rio?

16 Agosto 2016
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Si tratta del risultato di un’antica tecnica della medicina cinese che aiuta a curare il dolore. Non ha una provata validità scientifica, ma a Rio sembra andare molto di moda.

In realtà non sono succhiotti, ma qualcosa di molto simile: sono il risultato della coppettazione (o cupping), una antica forma di medicina cinese molto simile all’agopuntura – si stima possa risalire al 3.000 a.C. sebbene le prime testimonianze certe risalgono al II secolo d.C.

La tecnica prevede la formazione di una zona di bassa pressione all’interno di coppette di vetro che vengono applicate sulla pelle per alleviare varie forme di dolore; non ha solide basi scientifiche ed è diffusa in molte parti del mondo, dall’Egitto all’Italia del sud. L’applicazione delle coppette di vetro richiama sangue alla pelle migliorando in tal modo la circolazione.

CHI LA USA E PERCHÉ? La tecnica viene utilizzata dagli atleti per alleviare i dolori muscolari dovuti agli intensi allenamenti e allo stress delle competizione. Non è l’unica tecnica di recupero della fatica sportiva, naturalmente. Ci sono anche massaggi, saune, bagni di ghiaccio e fasce di compressione, ma secondo il ginnasta statunitense Alex Naddour la coppettazione è stato il trattamento più efficace per togliere il dolore muscolare.

SOTTO VUOTO. Ma come si forma il “vuoto” nelle coppette? Si può procedere in due modi: o attraverso il calore di una fiamma oppure meccanicamente. Il primo metodo è il più antico, l’unico utilizzato fino a qualche anno fa, e consiste nell’introduzione nella coppetta di un fiammifero acceso per alcuni decimi di secondo, in modo da determinare la fuoriuscita dell’aria formando appunto un vuoto, dopodiché si applica immediatamente la coppetta sulla cute.

Utilizzando invece il metodo più moderno, è necessario disporre di un apposito strumento meccanico da applicare alla coppetta mediante una valvola; una volta fissata sulla pelle, si aziona la leva dello strumento per attirare l’aria contenuta all’interno della coppetta creando così il vuoto. In tal modo la cute viene aspirata nella coppetta e la sua risalita è tanto maggiore quanto più si agisce sulla leva dello strumento.

Quando la coppetta è fissata alla cute, si stacca lo strumento dalla coppetta lasciando questa sulla pelle per il tempo stabilito.

Le coppette sono realizzate in vetro, ceramica oppure bambù, hanno un diametro di circa 5 centimetri e vengono applicate solo in determinate zone della cute.

L’effetto terapeutico è efficace solo contro il dolore (traumi o mialgie) e il trattamento non è doloroso, ma soltanto un po’ fastidioso: la sensazione che si prova nella zona sottoposta al sottovuoto è di pressione e calore; i segni che le coppette lasciano sulla cute sono un po’ inquietanti, ma non fanno male. E una volta che le coppette vengono tolte (di solito dopo 10 minuti), la sensazione di calore rimane per un po’.

NIENTE PROVE. Tuttavia, la coppettazione non ha una base scientifica e le prove che sia efficace sono molto deboli. Applicando il metodo scientifico infatti non ci sono studi che abbiano messo alla prova l’antica tecnica cinese.

Fonte: Focus

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